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Una strategia per l’Euro

Mentre la Germania potrebbe investire molto più in risorse per ferrovie, scuole e autostrade, l'Italia è penalizzata dal dover ridurre i costi, il cuneo fiscale in particolare. La soluzione sta nel distribuire grandi fondi alle nazioni europee, un miracolo?

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Cittanuova il 23/09/2017

Euro CN ridLa Germania esporta 300 miliardi di Euro in più di quanto importa dal resto del mondo: 100 miliardi oltre lo stesso sbilancio commerciale della Cina. Molte esportazioni sono verso Paesi con moneta diversa dall’Euro, così assieme alla domanda cresce il valore dell’Euro. Un sbilancio enorme che mette in difficoltà l’equilibrio del sistema monetario europeo: nel patto tra Stati firmato a Maastricht, erano state previste penali per chi avrebbe speso troppo, dimenticando però quelle per chi avrebbe speso troppo poco.

La Germania avrebbe modo di riequilibrare i propri conti, se non altro investendo nel rinnovo delle sue fatiscenti ferrovie, scuole e autostrade: se non lo fa è per una prudenza condivisa dalla maggioranza, che forse risente del ricordo delle famiglie che 90 anni fa per la svalutazione del marco aveva visto evaporare tutti i risparmi.

La forza dell’industria tedesca sta nell’offrire buona qualità a prezzi contenuti: ci riesce perché affida la produzione di molti suoi componenti a Paesi dell’Est con buona tradizione industriale, che paga in moneta locale, quindi sempre meno se l’Euro si apprezza.

Un Euro caro penalizza meno l’esportazione tedesca, trainata dalla qualità, che quella italiana, che solo in alcuni settori è scelta per essa: per poter crescere e rimanere competitiva la nostra industria deve ridurre i costi, in particolare il costo del lavoro: non già quanto arriva alle tasche dei lavoratori, ma la quota più alta che l’azienda deve versare per imposte e contributi.

Ridurre questa quota, il cosiddetto cuneo fiscale, significherebbe ridurre le entrate dello Stato italiano, che per rimanere nell’Eurozona si è impegnato a rendere meno pesante il debito del passato; un aiuto lo ha fornito la Banca Centrale Europea, acquistando con regolarità una grande quantità di titoli statali in Euro con un rendimento minimo, obbligando i capitali privati ad accontentarsi di tali rendimenti, riuscendo così a dimezzare il peso del debito sui bilanci statali.

Per l’Italia un aiuto non sufficiente a liberare le risorse per contenere il cuneo fiscale; ci si riuscirebbe riducendo la spesa sociale o quella per il territorio, ma sarebbero decisioni improponibili in una Italia squassata dai terremoti e da eventi atmosferici catastrofici; questi ultimi frutto dell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera ereditato dagli scorsi decenni, dovuto all’utilizzo senza ritegno di fonti energetiche di origine fossile.

Come uscire da questo drammatico labirinto tra debito e sviluppo, sapendo che nell’immediato non saranno sufficienti le risorse che si ricaveranno dalla lotta alle grandi evasioni ed elusioni fiscali, finalmente iniziata a livello europeo?

Occorrerebbe la creazione dal nulla, senza che crescessero i debiti degli Stati, di grandi fondi da distribuire alle nazioni dell’Eurozona, in proporzione alle loro popolazioni: un miracolo che in finanza è possibile, è una delle funzioni delle banche centrali degli Stati; essa però è stata sottratta alle banche centrali dei Paesi dell’Euro, senza dare questa funzione alla Banca centrale europea.

Se ne sono finalmente accorti molti statisti europei: lo aveva proposto anni fa Renzi, ora sono d’accordo Gentiloni, Merkel, Macron ed ultimamente anche il presidente della comunità europea Jean Claude Juncker, che ha proposto di costituire un Fondo Monetario e un ministro delle finanze europei, indispensabili per la gestione di questi fondi, che dal punto di vista finanziario se fossero attivati avrebbero l’unico impatto un certo deprezzamento dell’euro, quello che servirebbe all’industria europea.

Questi fondi potrebbero finanziare la Comunità europea, che non dovrebbe più esigere contributi dai suoi Stati che adottano l’Euro, incoraggiando così altri ad aderirvi: con questi risparmi l’Italia potrebbe ridurre il cuneo fiscale: si potrebbero finanziare grandi infrastrutture europee di comunicazione, la sistemazione idrogeologica dei territori, urgente in vista di eventi atmosferici estremi: si potrebbero fornire ulteriori agevolazioni alle energie rinnovabili ed infine decidere la grande svolta storica che sarebbe la nascita di Piano europeo per la formazione e lo sviluppo economico delle nazioni africane.

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